il Credo

Simbolo degli Apostoli

Io credo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra.
E in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, mori e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente: di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.

 

TRINITA DIVINA E SACRA FAMIGLIA.jpg

Credo Niceno-Costantinopolitano

Credo in un solo Dio,
Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù
Cristo,
unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre
prima di tutti i secoli:
Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero
da Dio vero, generato, non creato,
della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di lui tutte le cose sono
state create.
Per noi uomini e per la nostra
salvezza discese dal cielo,
e per opera dello Spirito Santo si è
incarnato nel seno della Vergine
Maria e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio
Pilato, mori e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato,
secondo le Scritture, è salito al cielo,
siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria, per
giudicare i vivi e i morti, e il suo
regno non avrà fine.

Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e dà la vita, e procede
dal Padre e dal Figlio. Con il Padre
e il Figlio è adorato e glorificato, e
ha parlato per mezzo dei profeti.

Credo la Chiesa, una santa
cattolica e apostolica.

Professo un solo Battesimo per il
perdono dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà.
Amen.


E’ morto mons.Flavio Capucci, Postulatore dell’Opus Dei

Si è spento questa mattina a Roma mons. Flavio Capucci

 

È stato postulatore della causa di canonizzazione di san Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei, ed era postulatore della causa di canonizzazione di mons. Álvaro del Portillo, primo successore di san Josemaría, che sarà presto beato.

7 agosto 2013

Don Flavio era nato a Romanò Brianza in provincia di Como il 19 febbraio 1946. La sua famiglia si trasferì a Napoli quando era ancora bambino. Era un grande appassionato di basket e giocava nelle giovanili della Partenope. È sui banchi del liceo Sannazzaro che, tramite i suoi compagni, conoscerà l’Opus Dei, di cui entrerà a far parte durante l’ultimo anno di liceo nel 1964.

Durante gli anni dell’università, dopo aver studiato alla Cattolica di Milano, si è poi laureato in Filosofia a Perugia. Trasferitosi di nuovo a Milano ha diretto per alcuni anni la Residenza Universitaria Torrescalla occupandosi della formazione dei giovani e svolgendo contemporaneamente il lavoro di redattore per la rivista Studi Cattolici.

Dopo la laurea in Teologia conseguita presso l‘Università di Navarra, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1974. Ha svolto un’abbondante attività pastorale con studenti universitari e nel 1978 è stato nominato postulatore della causa di canonizzazione di san Josemaría da mons. Álvaro del Portillo.

La causa ha avuto compimento il 6 ottobre del 2002 con la canonizzazione di san Josemaría celebrata a Piazza San Pietro da Papa Giovanni Paolo II. Durante questo periodo, e anche in seguito, non ha mai cessato di svolgere un intenso ministero sacerdotale, con la predicazione, la direzione spirituale e la celebrazione dei Sacramenti.

Nel 1997 è stato nominato postulatore della causa di canonizzazione di mons. Álvaro del Portillo da mons. Javier Echevarría, prelato dell’Opus Dei. Il 5 luglio scorso il Santo Padre ha firmato il decreto che attribuisce all’intercessione di don Álvaro una guarigione miracolosa, aprendo così la strada alla beatificazione.

Recentemente aveva rilasciato un’intervista nella quale commentava la coincidenza della beatificazione di don Álvaro con l’annuncio della canonizzazione di Giovanni Paolo II: «Per me ha un significato spirituale importante. Tra loro c’era una grande sintonia, al punto che Giovanni Paolo II andò a pregare davanti alle spoglie mortali di don Álvaro nella chiesa di S. Maria della Pace. Quando gli porsero il rituale per la recita del responsorio (la preghiera per i defunti, ndc) il Papa intonò invece la Salve Regina. Per chi era presente fu una grande consolazione».

Fin dagli anni ‘70 era affetto dal diabete, malattia che visse con grande naturalezza e serenità, sapendo nascondere con un sorriso le sue reali condizioni di salute, fino agli ultimi giorni.

Tra le sue pubblicazioni: “Sono così felice” biografia della serva di Dio Monserrat Grases (Ares); “Josemaría Escrivá, santo” un testo che ripercorre l’iter del processo di canonizzazione (Ares); “Un mondo di miracoli, 18 guarigioni di san Josemaría” (Ares). La sua opera più importante consiste in un profondo libro, nel quale analizza i fondamenti teorici e le applicazioni etiche e politiche di Antonio Gramsci.

Il funerale si terrà domani, 8 agosto, alle 10, nella basilica di sant’Eugenio a Roma.

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Non solo Padre Manelli (bizzarre Congregazioni ed ambigui Movimenti)

fulmine 11 feb 13.jpgLa vicenda riguardante i Frati Francescani dell’Immacolata non può non far tornare alle mente altre dolorose questioni che hanno deturpato –a vari livelli- l’immagine della Chiesa. Il riferimento è a Maciel ma non solo a lui: si pensi a quell’altra Congregazione Italiana (anch’essa “mista: maschi e femmine piu o meno promiscui, anch’essa intitolata alla Vergine) laddove il “leader” e Fondatore si è trovato, diciamo così, ad affrontar un po’ di problemini (ab intra e ad extra).Problemi tuttaltro che risolti. E pure essi si vantavano d’aver “seminari” pieni e frotte di giovani alle porte che premevano per entrare. Oggi brulicano i fuorisciti (piu o meno cacciati, piu o meno vessati: tutti, indistintamente, feriti) e si dimenano fra il trovare un posto di Insegnante IRC e/o una moglie (o un marito). Le dinamiche, insomma, sono quelle. Perchè la sètta funziona così:  che sia costituita da un parroco spostato e venti suoi “collabotatori” o da centinaia di migliaia di membri non cambia la sostanza e soprattutto non regna la Pace del Risorto.

Ma anche sul versante cattoprogressista (o come lo si voglia chiamare): si pensi a quella specie di “comunità monastica” di cui non menziono il nome semplicemente perché non lo rammento con esattezza ma c’erano residui di terminologia rivoluzionaria)egalità, libertè, fraternità….) e che, ridendo e scherzando, s’eran appropriati di una storica struttura in Firenze, di un mega appezzamento ai castelli romani (ho ancora la immagine, nitida, di fratelli e suorine, nevroticamente impegnati fra vacche, bufale e marmellate et costrette a ridere (molti di essi erano stati “strappati” ad altre Congregazioni) e soprattutto sottoposte a lui, il potente ed innominabile abate (un bizzarro presbitero mezzo istriano). Oh ragazzi, se non interveniva la Santa Sede quelli si insediavano (anzi: si insidiavano) pure a San Paolo fuori le Mura.

Ricapitolando: leader –uomini e donne- troppo “pompati” sia dai media (e questo è comprensibile: i media appartengono al mondo) e troppo pieni di sé. Onnipresenti e, chi piu chi meno, ferocemente attaccati (e vinti) dal demone della superbia.

Ognuno –soprattutto chi ha avuto la ventura di star a contatto, de visu- sa come costoro piu che amabili “pastori” delle loro famiglie religiose erano (e sono!!!) oramai impegnati solo a far crescer a dismisura la propria “congregazione” (spesso non ben definita canonicamente et giuridicamente ma, si sa, nei Sacri Palazzi un protettore, piu o meno disinteressato, lo si trova sempre) e pure le sedi, e pure il conto in banca. Guardavo di recente il sito di una di queste bizzarre congreghe e non potevo non notare, accanto a gigantografia del leader, tanti bottoni con tanto di scritta “D O N A ADESSO”.

Per chiudere: non c’è solo padre Stefano Manelli. Magari fosse solo lui!

Francescani dell’Immacolata – Padre Lombardi: “non solo una questione liturgica”

FRANCESCANI DELL'IMMACOLATA NELL'ERBA.jpgInterviene, opportuna e provvidenzialmente, la Santa Sede a fare chiarezza attorno alla “questione Francescani dell’Immacolata” la Congregazione Religiosa mista (uomini e donne) che è stata “commissariata”  e che pertanto ha visto mettere da parte il Fondatore e Superiore di detto Istituto , Padre Mannelli m indiscusso e carismatico leader.

Il Portavoce di Papa Francesco, padre Lombardi, sgombra il campo da errate interpetrazione attorno al Decreto che non va letto come una “bocciatura” alla Messa in latino (come sbrigativamente e superficialmente  hanno detto e scritto tutta una serie di persone di area fascio tradizionalista che strizza l’occhio agli scismatici lefreviani) e pertanto non sussiste nessun “complotto”. E’ semmai un provvedimento, da tempo meditato, riguardante la Congregazione nel suo complesso, inclusi ovviamente i vertici di Essa. Già Benedetto XVI , in riferimento a certe questioni, si era prefissato – ha detto  padre Lombardi – “di superare tensioni e non crearne.”

Da fonti non certe ma certissime  riferiamo quindi,  quanto segue:

 

Francescani dell’Immacolata: non solo una questione liturgica

Secondo quanto riferito dal portavoce vaticano, padre Lombardi, la nomina di un Commissario Apostolico riguarda la vita della congregazione nel suo insieme

CITTA’ DEL VATICANO, 02 Agosto 2013 (Zenit.org) – La nomina di un Commissario Apostolico per la Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata riguarda la vita e il governo della Congregazione nel suo insieme e non solo questioni liturgiche. Lo ha dichiarato padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, rispondendo alla domanda di un giornalista.

La prescrizione di celebrare la liturgia secondo il rito ordinario – salvo esplicite autorizzazioni delle autorità competenti per l’uso della forma straordinaria – non intende contraddire le disposizioni generali espresse da Benedetto XVI con il Motu Proprio “Summorum Pontificum”, ma rispondere a problemi specifici e tensioni createsi in questa Congregazione a proposito del rito della celebrazione della Messa, ha specificato il portavoce vaticano.

Lo scopo che Benedetto XVI si era prefissato – ha concluso padre Lombardi – era infatti di superare tensioni e non crearne.

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Fonte: Radio Vaticana


IL PERDONO DI ASSISI – COME SAN FRANCESCO CHIESE ED OTTENNE L’INDULGENZA DEL PERDONO

Quello che ha reso nota in tutto il mondo la Porziuncola è soprattutto il singolarissimo privilegio dell’Indulgenza, che va sotto il nome di “Perdon d’Assisi”, e che da oltre sette secoli converge verso di essa orde di pellegrini. Milioni e milioni di anime hanno varcato questa “porta di vita eterna” e si sono prostrate qui per ritrovare la pace e il perdono nella grande Indulgenza della Porziuncola, la cui festa si celebra il 2 Agosto (“Festa del Perdono”).

L’aspetto religioso più importante del “Perdon d’Assisi” è la grande utilità spirituale per i fedeli, stimolati, per goderne i benefici, alla Confessione e alla Comunione eucaristica. Confessione, preceduta e accompagnata dalla contrizione per i peccati compiuti e dall’impegno a emendarsi dal proprio male per avvicinarsi sempre più allo stato di vita evangelica vissuta da San Francesco e Santa Chiara, stato di vita iniziato da entrambi alla Porziuncola.

L’evento del Perdono della Porziuncola resta una manifestazione della misericordia infinita di Dio e un segno della passione apostolica di San Francesco d’Assisi.

IL PERDONO DI ASSISI - COME SAN FRANCESCO CHIESE ED OTTENNE L’INDULGENZA DEL PERDONO

 

 

COME SAN FRANCESCO CHIESE ED OTTENNE L’INDULGENZA DEL PERDONO

Una notte dell’anno del Signore 1216, Frate Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella Chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore!

Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: “Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa Chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”.

“Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande -gli disse il Signore-, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio Vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.

E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: “Per quanti anni vuoi questa indulgenza?”. Francesco scattando rispose: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”.

E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: “Come, non vuoi nessun documento?”. E Francesco: “Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”.

E qualche giorno più tardi insieme ai Vescovi dell’Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.

(Da “Il Diploma di Teobaldo”, FF 3391-3397)


CONDIZIONI PER RICEVERE L’INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI

(per sè o per i defunti)


Tale indulgenza è lucrabile, per sè o per le Anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l’anno in quel santo luogo e, per una volta sola, da mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del giorno seguente, oppure, con il consenso dell’Ordinario del luogo, nella domenica precedente o successiva (a decorrere dal mezzogiorno del sabato sino alla mezzanotte della domenica), visitando una qualsiasi altra Chiesa francescana o Basilica minore o Chiesa Cattedrale o parrocchiale.

Le condizioni per acquistare il Perdono sono quelle prescritte per tutte le indulgenze plenarie e cioè:

1) Confessione sacramentale per essere in Grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti);

2) Partecipazione alla Messa e Comunione Eucaristica;

3) Visita alla Chiesa della Porziuncola (o un’altra Chiesa francescana o Chiesa parrocchiale), per recitare alcune preghiere. In particolare:

Il CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;

Il PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;

UNA PREGHIERA SECONDO LE INTENZIONI DEL PAPA (ad esempio Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre), per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.

il perdono di assisi - come san francesco chiese ed ottenne l’in


MALEDETTO L’UOMO CHE CONFIDA NELL’UOMO

LUGLIO 2013 056.jpgMa è mai possibile che si ricada –e così frequentemente!- nell’ostinarsi a credere che le creature siano la “salvezza” e che da esse viene la gioia piena? Passi per chi non crede: la idolatria è una delle peggiori sventure di chi non crede a niente e, di fatto, vive nell’ateismo pratico.

Ma il credente?

Il credente deve averlo ben scolpito nel cuore. E non solo il passo di Geremia (ecco, se per assurdo uno volesse tatuarsi qualcosa sulla pelle, credo che oltre al Crocifisso non vi sia nulla di più importante da, appunto, “scrivere sulla pelle” che questo!

Già, ricordati uomo: siamo creature e per definizione imperfette, gravide di miserie, colme di limiti, capaci di mille peccati.

E tu, o uomo, ti scervelli la notte –e pure il giorno, a volte- per una creatura? Ma tu non sai che la creatura non può appagare il tuo desiderio pieno di gioia e pace?

Rientriamo in noi stessi (non è mai troppo tardi, almeno finchè siam in vita), “convertiamoci” e ricordiamoci chi ci ha amato per primo dandoci la vita.

E stacchiamoci dalla malsana (e ridicola) idea che un uomo o –ancor peggio- una femmina possa dare la gioia vera. Per carità: è umano (tipico della creatura, appunto) cadere in questi errori. Ma questo è madornale. Ripeto: è idolatria. Significa dire a Dio Creatore: “si, tu si, certo: ma io cerco una persona in carne ed ossa”.

E bravo il cretino. Peggio per te. Finché  assolutizzerai l’uomo e non penserai che ad esso (ed alla “piena felicità” che t’illudi possa darti) sarai sempre nel precario, nella paura. E’ Dio la certezza.

Nel Suo Amore , semmai, puoi pensare alle creature. E pensare persino a nobili cose quali l’amicizia, la fiducia, l’amore, persino il Matrimonio e la famiglia.

Ma tutto questo solo e soltanto dando la assoluta priorità a Dio.

PADRE TEODORO BROGI, Carmelitano Scalzo

PADRE TEODORO BROGI - CARMELITANO SCALZO

 

PADRE TEODORO DELL’ASSUNTA (Domenico Brogi)

 

 

 

Padre Teodoro Brogi nasce a Piancastagnaio (Siena) il 19 settembre 1919. Il comune è parte del territorio della Provincia di Siena ma dal punto di vista ecclesiale fa parte della Diocesi di  Pitigliano Sovana Orbetello. 

 

Morto santamente, ad Arenzano, il 23 ottobre del 2006  il suo corpo riposa nella tomba  (cappelletta) dei Padri Carmelitani presso il cimitero di Arenzano (Genova)